Barbara Novara — ADV e AI Filmmaking
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Il segreto di una foto AI credibile non è lo strumento: è il brief

Per mesi ho incolpato lo strumento quando l'immagine usciva finta. Poi ho capito: non sbaglia l'AI, sbaglio io a chiederle le cose. Ecco cosa ho cambiato.

Per mesi ho fatto lo stesso errore, e credo lo facciano in tanti. Quando un'immagine usciva finta — plastica, luce da vetrina, quel non-so-che di "fatto al computer" — davo la colpa allo strumento. Cambiavo modello, ne provavo uno nuovo, speravo nella versione successiva. Poi ho fatto una prova che mi ha tolto l'alibi: ho preso lo stesso strumento e la stessa scena, e ho cambiato solo una cosa, cioè quello che gli chiedevo. La foto è diventata un'altra.

Ho capito che l'AI, quasi sempre, non sbaglia l'immagine: esegue male una richiesta fatta male. "Generami una foto del prodotto" non è un brief, è una speranza. Il modello riempie i buchi come gli pare, e i buchi sono tanti: da dove arriva la luce? Di che materiale è l'oggetto? Cosa c'è sullo sfondo, e che ombre fa? Se non glielo dici tu, se lo inventa lui, e di solito lo inventa nel modo più generico possibile.

Cosa ho cambiato, in pratica

Adesso, prima di premere "genera", scrivo tre cose che prima davo per scontate. La prima è la luce: una sola sorgente, da dove arriva, morbida o dura. La seconda sono i materiali: opaco, satinato, ceramica, vetro, perché è lì che si gioca il realismo, nel modo in cui la superficie prende la luce. La terza è lo sfondo e la coerenza: lo stesso oggetto, gli stessi dettagli, la stessa scena da un'immagine all'altra, così non cambia faccia ogni volta.

Con Nano Banana, la stessa foto di prodotto che prima sembrava un rendering finto è diventata uno scatto da catalogo, semplicemente perché ho smesso di lasciar decidere alla macchina.

La regola che mi porto dietro

Più sono precisa nel brief, più il risultato sembra vero. Sembra ovvio, ma è il contrario di come siamo tentati di usarli: in fretta, a caso, sperando. Il tempo che risparmi scrivendo un prompt pigro lo ripaghi in venti rigenerazioni.

Da quando l'ho capito ho smesso di inseguire lo strumento perfetto. Quello che ho già tra le mani, quasi sempre, basta. Ero io a non dirgli cosa vedevo in testa.

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